EasyJet sta lavorando ad aerei elettrici per i voli a corto raggio

La low cost britannica EasyJet è sempre più green, quest’ultima fresca di alleanza con Virgin Atlantic, sta lavorando ad aerei elettrici che possano percorrere rotte a corto raggio. E non si tratta di rumors: a confermarlo è stato l’Amministratore Delegato Johan Lundgren. Per raggiungere quanto promesso, EasyJet sta lavorando con la compagnia americana Wright Electric: insieme, stanno progettando un aereo alimentato a batteria, per voli più brevi di due ore. Anno di lancio previsto, il 2027.

Ha richiesto un brevetto per un aereo di questo tipo, la Wright Electric. Un aereo che (se diventerà realtà) è destinato a cambiare il mondo dei viaggi aerei. Del resto, l’azienda ha già realizzato un aeromobile biposto completamente elettrico, e sta lavorando ad un modello da nove posti che (se tutto andrà bene) farà il suo primo volo nel 2019.

EasyJet crede che il progresso permetterà presto ai passeggeri di volare su veicoli elettrici attraverso tutta l’Europa. E che, la rotta più adatta ad un esperimento di questo tipo, sia la super battuta Londra – Amsterdam. «Guardando avanti, i progressi tecnologici nel volo elettrico sono davvero entusiasmanti e si stanno muovendo velocemente. Dall’aereo biposto, che sta già volando, al nove posti che volerà l’anno prossimo, il volo elettrico sta diventando una realtà e ora possiamo prevedere un futuro che non dipenda esclusivamente dal carburante dei jet», ha dichiarato Lundgren.

Wright Electric prevede che gli aerei elettrici saranno più silenziosi del 50%, e del 10% meno costosi per le compagnie aeree (sia a livello di acquisto che a livello di funzionamento), rispetto agli aerei tradizionali. Oggi, l’azienda sta lavorando al miglioramento delle batterie e alla realizzazione di un telaio per il velivolo che sia quanto più efficiente possibile per l’utilizzo con motori elettrici. Infatti, se gli aerei convenzionali a corto raggio hanno un grande motore a reazione al di sotto di ogni ala, quelli elettrici avrebbero diversi motori, più piccoli.

Ed ecco che, presto, quegli stessi aerei potrebbero essere realtà. In Europa, proprio tra le compagnie low cost.

Non è un bel momento per le compagnie aeree

L’aumento del costo del carburante e la mancanza di piloti

I molti fallimenti dell’ultimo anno, come spiega anche il noto sito specialistico Air Transport World hanno una cosa in comune: hanno coinvolto compagnie nate da relativamente poco, che hanno cercato di crescere velocemente e che hanno provato a passare dai voli charter ai voli di linea, e dalle tratte brevi a quelle a lungo raggio.

L’aumento del costo del carburante nel corso dell’ultimo anno ha avuto il ruolo principale in questa crisi, ed è stato dovuto fondamentalmente alla riduzione della produzione di greggio decisa da alcuni paesi dell’Opec (l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio): ciò ha causato l’aumento del prezzo del greggio che è arrivato a toccare quota 72 dollari al barile, il 18 per cento in più rispetto ad un anno fa.

La crisi di oggi non è paragonabile a quella del 2008, che provocò il fallimento di oltre 60 compagnie aeree in tutto il mondo, ma per le piccole non sarà meno dolorosa. Se infatti le compagnie più grandi in questi mesi hanno saputo resistere all’aumento del costo del carburante, anche grazie agli ottimi profitti avuti negli ultimi anni, per le piccole invece si è trattato di un ostacolo in molti casi insuperabile. La soluzione sarebbe alzare le tariffe dei voli, come hanno fatto quasi tutte le compagnie aeree nel 2018, ma in molti casi le più piccole non riescono nemmeno a coprire le spese per comprare il carburante necessario.

Il carburante però non è il solo problema che le compagnie stanno affrontando in questo periodo. Nel 2017 il numero di passeggeri ha superato gli 8 miliardi, come mai era successo prima, ma se la richiesta di voli è sempre maggiore a mancare sono proprio i piloti. Boeing, stima che nei prossimi venti anni serviranno 635mila nuovi piloti per i voli commerciali, ma addestrare nuovi piloti richiede molte ore di volo, e nel frattempo quelli che sono già abbastanza esperti sono pochi e molto richiesti dal mercato.

Ad approfittarne della crisi saranno quindi proprio le compagnie che operano su corto raggio, come Ryanair, e quelle più grandi che hanno una solidità finanziaria tale da resistere all’aumento delle spese. Le compagnie più grandi saranno inoltre facilitate dal fallimento di quelle più piccole perché avranno meno concorrenza sul mercato. Questo potrebbe portare a nuove fusioni, dopo quella già avvenuta nel 2017 in seguito al fallimento di Air Berlin, la seconda più grande compagnia aerea tedesca, rilevata dalla sua diretta concorrente, Lufthansa.

Arriva in Italia il flight sharing per voli low cost su aerei privati

Tutti sono a caccia del modo giusto per risparmiare. Che si tratti degli acquisti di tutti i giorni o di un volo per regalarsi qualche giorno di relax, lontano da casa e dallo stress quotidiano. Partendo da questo semplice concetto, due giovani italiani pugliesi hanno realizzato BBPlane, una startup che intende diffondere il concetto di flight sharing in Italia.

Avete mai viaggiato su un aereo privato? Probabilmente no; i voli privati meglio lasciarli a chi può permetterseli. BBPlane però intende distruggere questo preconcetto, proponendo voli a basso costo attraverso l’unione di più gruppo di passeggeri, intenzionati a raggiungere la stessa meta.

Un’idea vincente di un pilota privato di 24 anni e un ingegnere gestionale di 27 anni, che riesce ad intrigare anche i piloti, avvantaggiati da questo improvviso aumento di ore di volo che, se accumulate, possono rappresentare un elemento chiave nella loro carriera.

La società ha visto la luce nel 2017, anche se l’attività vera e propria ha avuto inizio nel luglio del 2018, ottenendo il riconoscimento per l’avvio del flight sharing, grazie alla certificazione EASA, vincendo inoltre il bando “Crea Cultura” di Invitalia.

Condividere il volo con degli sconosciuti non è nulla di nuovo. Lo si fa di continuo ma con un numero ben maggiore. Spesso ci si ritrova dunque a viaggiare con persone fastidiose, dai toni particolarmente elevati o magari con bambini che piangono, infastiditi dalla situazione. In tal caso, ridurre il numero dei passeggeri, (risparmiando), è la ricetta per un’idea vincente.

Nessuna reale concorrenza alle grandi compagnie, considerando le tratte garantite. L’app si rivolge soprattutto a chi, per curiosità, voglia provare l’esperienza di un volo privato, percorrendo fino a un massimo di 300 chilometri, per un totale di sei passeggeri. Il tutto a partire da un prezzo minimo di 25 euro. L’ideale per quei piccoli spostamenti interni che in vacanza spesso ci tocca organizzare.

Ryanair e Wizz Air sfidano l’Antitrust: bagagli a mano ancora a pagamento

Ryanair e Wizz Air sfidano l’Antitrust italiana. Rischiando così non soltanto una multa milionaria, ma anche di avviare un iter legale che (in extremis) prevede l’interruzione dei voli fino a un mese. Sei giorni dopo lo stop dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato alle nuove regole sui bagagli a mano (che diventano a pagamento, al netto di uno zaino da depositare nello spazio sotto ai sedili) le due compagnie low cost continuano a vendere i biglietti chiedendo poi un extra per imbarcarsi con un secondo effetto personale.

Il 31 ottobre scorso, alla vigilia dell’introduzione della nuova policy, l’Antitrust italiana aveva pubblicato due provvedimenti, uno su Ryanair (prima compagnia in Italia per passeggeri trasportati), un altro su Wizz Air per bocciare le tariffe aggiuntive sul bagaglio a mano a bordo. Bagaglio che è sempre stato gratuito, salvo poi diventare oggetto di un costo extra dal 1° novembre scorso. Secondo l’autorità le nuove regole sono da sospendere perché «forniscono una rappresentazione falsa del reale prezzo del biglietto» e «viziano il confronto con le tariffe degli altri vettori, inducendo in errore il consumatore». «In caso di inottemperenza, l’autorità applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 10 mila a 5 milioni di euro». E «nei casi di reiterata inottemperanza può disporre la sospensione dell’attività di impresa per un periodo non superiore a 30 giorni».

Entrambe le compagnie hanno annunciato ricorso e la questione sarà affrontata al Tar del Lazio. Anche perché, secondo Ryanair, l’Antitrust non può decidere su questioni che riguardano la sicurezza aerea o la puntualità dei voli. E per questo le attività continuano come prima.

A questo punto, se le low cost non arretreranno di un millimetro, in parallelo rischierà di aprire un enorme fronte giudiziario tra le compagnie e i passeggeri. Perché quando si chiede alle compagnie se ci sarà un rimborso in caso di sconfitta delle loro ragioni al Tar, allo stato attuale nessuno di loro ha ancora predisposto un piano di restituzione della cifra aggiuntiva

Intanto l’Antitrust, chiarisce l’ambito di giurisdizione della decisione del 31 ottobre scorso. Lo stop all’extra sul bagaglio a mano si applica soltanto ai voli nazionali (cioè che prevedono una partenza da uno scalo italiano e un arrivo in un altro scalo italiano) e a quelli Italia-estero (decollo da un aeroporto italiano e atterraggio in un aeroporto straniero). Le due low cost, quindi, possono regolarmente applicare la tariffa aggiuntiva ai collegamenti dall’estero verso il nostro Paese (in quanto l’origine è un’altra giurisdizione). Sugli eventuali rimborsi l’Antitrust è netto: «Occorre invece rivolgersi alle associazioni dei consumatori».

Bagaglio a mano a pagamento, Antitrust sospende le nuove regole di Ryanair e Wizz Air

L’Antitrust ha sospeso in via cautelare le nuove regole sui bagagli a mano delle compagnie low-cost Ryanair e Wizz Air che sarebbero entrate in vigore il primo novembre 2018. In base alla nuova policy, si legge nella nota, “è richiesto un supplemento di prezzo per il bagaglio a mano (trolley), che rappresenta tuttavia un onere non eventuale e prevedibile per il consumatore che dovrebbe essere ricompreso nella tariffa standard”.

Di conseguenza (secondo l’Antitrust) la richiesta di un supplemento per un elemento essenziale del contratto di trasporto aereo, quale il bagaglio a mano, fornisce una falsa rappresentazione del reale prezzo del biglietto e vizia il confronto con le tariffe delle altre compagnie, inducendo in errore il consumatore.

In base alla decisione dell’Authority, Ryanair e Wizz Air dovranno quindi sospendere provvisoriamente ogni attività diretta a richiedere un supplemento di prezzo (rispetto alla tariffa standard) per il trasporto del bagaglio a mano grande (trolley), mettendo gratuitamente a disposizione dei consumatori, a bordo o in stiva, uno spazio equivalente a quello predisposto per il trasporto dei bagagli a mano nell’aeromobile.

Le compagnie dovranno comunicare all’Autorità entro 5 giorni le misure adottate in ottemperanza a quanto deciso.

La decisione dell’Antitrust è una clamorosa vittoria non solo dei passeggeri, ma anche del Codacons, prima associazione in Italia ad avviare una battaglia legale sui supplementi richiesti per il trasporti dei bagagli sugli aerei. Lo afferma l’associazione per la tutela dei consumatori, che ricorda di essere stata la prima a presentare molti esposti contro le nuove politiche di Ryanair e Wizzair sui bagagli a mano, che danneggiavano economicamente gli utenti e non trovavano giustificazione nel contratto di trasporto.

Aerei, ecco il biocarburante sintetico per ridurre l’inquinamento

Il mondo dell’aviazione inquina per il 5% del totale delle emissioni mondiali. Oggi, secondo una ricerca di Transport & Environment (T&E), associazione che si occupa di ambiente e trasporti, ci sarebbero le tecnologie per ridurre questa tipologia di inquinamento. Si chiama “electrofuel” ed è un prodotto già disponibile, che sfrutta le tecniche esistenti. In sostanza, per semplificare, il nuovo biofuel potrebbe essere prodotto in laboratorio rendendo meno inquinante tutta la filiera, dalla produzione all’utilizzo, e quindi soprattutto riducendo l’impatto sull’ambiente. Infatti, uno dei principali problemi del biofuel resta proprio la coltivazione e trasformazione del carburante biologico che viene usato in percentuale (mediamente) fino ad un terzo, sugli aerei con alcuni test che hanno utilizzato l’80% di carburante ecologico e un 20% di cherosene tradizionale.

L’electrofuel viene prodotto combinando idrogeno diossido di carbonio. Ma per rendere “sostenibile”  la produzione di idrogeno deve avvenire utilizzando energia elettrica da fonti rinnovabili mentre il CO2 deve essere “catturato direttamente dall’aria”.

Il problema è che questi carburanti sintetici hanno costi più alti, e di molto, rispetto a quelli biologici e rispetto al cherosene tradizionale che per l’aviazione civile passeggeri è esentasse in Europa. Il pericolo, che probabilmente mette in guardia le compagnie aeree, è che per arrivare alla produzione di cherosene pulito da laboratorio, il costo del biglietto potrebbe aumentare del 58% rispetto a oggi, se non venisse tassato, oppure del 23% se fossero applicati dei balzelli al cherosene tradizionale. Ma i tempi ormai per l’inizio di questa possibile rivoluzione sono vicini: la Norvegia, infatti, ha annunciato che entro il 2020 tutti i voli e gli aerei del Paese dovranno volare con un un mix di biofuel fino al 50%.

Questo studio dimostra come sia forte e concreta la voglia di procedere sulla strada della decarbonizzazione, se si vuole evitare un continuo (già critico) riscaldamento della superficie globale.

La “battaglia” sul filo dei minuti per il volo più lungo del mondo

L’11 ottobre Singapore Airlines ha (ri)lanciato la rotta più lunga del mondo: Singapore-Newark/New York a bordo degli Airbus A350-900 ULR. All’interno del velivolo non c’è la classe Economy, ma soltanto Premium Economy e Business. Una tratta che secondo Sabre Market Intelligence vede volare da una parte e dall’altra circa 120 mila persone l’anno e che almeno finora transitava soprattutto su Francoforte, Hong Kong e Tokyo. La distanza (ottimale) è di 15.345 chilometri. Quella percorsa dal volo SQ22 la prima volta è stata di 16.250 chilometri. A bordo, 150 passeggeri e 17 membri dell’equipaggio per quello che è stato definito un evento storico per il trasporto aereo mondiale. Storico perché l’aereo ha consumato meno di quanto era stato stabilito (101.402 chilogrammi di kerosene) su un pieno di 111.500 chilogrammi. Dato che il tragitto porta il velivolo non molto lontano dal Polo Nord. E perché è il tratto più lungo. Al secondo posto c’è il Doha-Auckland di Qatar Airways (14.535 chilometri). Al terzo il Perth-Londra dell’australiana Qantas (14.500).

Ma è sulla durata che si gioca la vera battaglia. Perché complici (anche) i venti favorevoli, il primo volo Singapore-New York è stato effettuato in 17 ore e 22 minuti, secondo il dato fornito dall’equipaggio (anche se il comunicato ufficiale della compagnia scrive 17 ore e 52 minuti), contro le 18 ore e 50 minuti programmate. Al ritorno, da New York a Singapore, il tempo è stato di 17 ore e 34 minuti. Al confronto, la media richiesta dal volo Doha-Auckland è di 16 ore e un minuto, ma al ritorno è di 17 ore e 28 minuti. Quest’ultimo tratto è di sei minuti meno del primo viaggio New York-Singapore.

Staremo a vedere cosa faranno gli australiani di Qantas. Che dopo aver lanciato il primo (e ora unico) volo diretto tra l’Europa (Londra) e l’Australia (Perth), stanno lavorando ai collegamenti con il Vecchio Continente da Sydney e Melbourne con una durata prevista di 21-22 ore. Non esiste, ad oggi, un velivolo con questa autonomia. Motivo per cui Alan Joyce, amministratore delegato di Qantas, ha chiesto ad Airbus e Boeing di presentargli un velivolo in grado di volare per tutto quel tempo; e soprattutto quest’ultimo dev’essere in grado di garantire una performance economica sufficiente a considerare la rotta profittevole.

Nel 2022 si salirà a bordo con il riconoscimento facciale

È quanto emerge dall’Euro Air Transport It Summit di Sita (il colosso internazionale che fornisce servizi di comunicazione e soluzioni per il settore aeronautico) organizzati a Budapest, in Ungheria.

La gestione dell’identità biometrica entro i prossimi tre anni sarà oggetto di programmi e piani di ricerca e sviluppo per il 77% degli aeroporti e il 71% delle compagnie aeree, spiegano gli esperti di Sita. Che parlano apertamente di “aviazione 5.0”. I test ormai sono in corso un po’ ovunque nel mondo (da Londra-Heathrow (British Airways) a Londra-Gatwick (easyJet), da Los Angeles a Orlando a Sydney) e diversi governi hanno posto i primi obiettivi. Quello statunitense, per esempio, si aspetta che il 60% dei passeggeri venga «processato» con la tecnologia biometrica entro la fine del 2019.

L’imbarco velocizzato rende contenti i viaggiatori, sostiene Sita, che sottolinea come in diversi punti (check-in, etichettatura del bagaglio, controlli di sicurezza e di frontiera) proprio questi registrino «sentimenti negativi». Ma il minore tempo richiesto per salire in aereo aiuta le compagnie anche a ridurre quello richiesto tra avvicinamento al gate, manovre di scarico e carico, decollo. La tecnologia che la Sita sta testando in questi mesi consente di processare migliaia di dati e di anticipare l’evoluzione dei voli continua. Tutto ciò permette agli aeroporti di prepararsi al meglio, spostando dove servono le varie risorse, dal catering al ground handling.

Una gestione più efficiente e tecnologica dei voli tra compagnie e aeroporti, riduce i ritardi nei cieli sempre più trafficati dell’Europa e del mondo. Solo i ritardi comportano per gli operatori del settore un costo di 25 miliardi di euro l’anno, 5 miliardi soltanto in Europa. La biometria aiuterà a ridurre questa bolletta.

Compagnie aeree, gli 85 miliardi di extra che paghiamo in volo

È la nuova fase nei ricavi ancillari, quegli introiti derivanti dalla vendita di servizi al di fuori del semplice biglietto (che a malapena copre le spese di trasporto). Come la scelta del posto, l’imbarco prioritario, il trasporto in stiva della valigia, l’acquisto del cibo o della connessione internet.

Un «tesoretto» che quest’anno ammonterà a 100 miliardi di dollari (85 miliardi di euro), il 12% dei ricavi complessivi, stando all’analisi sulle stime finanziarie della Iata (l’associazione internazionale che riunisce oltre l’80% dei vettori). Un esborso aggiuntivo in media, per passeggero, di 23 dollari (circa 20 euro). «Stiamo parlando di una cifra notevole per il settore», sostiene Brian Pearce, capo economista della Iata. «Da un lato vediamo la tariffa media diminuire, dall’altro assistiamo al rimbalzo degli extra. Ci aspettiamo che nei prossimi anni il peso sui ricavi complessivi aumenti».

Ora, però, le idee innovative sono finite. E le compagnie stanno cercando di capire come generare più introiti dagli extra che esistono già, stando alle opinioni di una dozzina di aviolinee. Alcuni esempi? Le cappelliere saranno sempre più a disposizione soltanto di chi paga un extra (Ryanair ha già aperto la strada). Ciascun sedile avrà un costo aggiuntivo diverso: dispendiosi quelli davanti (perché si sbarca prima), nel lato finestrino e in corridoio (perché più comodi), meno cari quelli centrali o nei pressi dei bagni. La coperta e il cuscino diventeranno a pagamento in Economy. I bagagli in stiva, poi, avranno prezzo variabile: si pagherà di più durante i picchi di stagione, si sborserà di meno lontani dalle feste. E nei voli intercontinentali l’intrattenimento di bordo fornirà gratis i film vecchi, a pagamento quelli nuovi. Insomma, per chi vola le cose non miglioreranno. I ricavi extra per le compagnie aeree rappresentano quest’oggi una sorte di paracadute contro l’imprevedibilità del settore aereo, in costante cambiamento.

Un passeggero in ritardo ha rincorso a piedi un aereo urlando al pilota di fermarsi

È proprio quanto accaduto ad un giovane di 23 anni, Patrick Kehoe, la mattina del 27.09. all’aeroporto di Dublino. Arrivato al gate assieme alla sua compagna, ha scoperto di non potersi imbarcare sul volo Ryanair diretto ad Amsterdam, poiché il velivolo era già in direzione della pista. Il ragazzo non si è però dato per vinto, ha sfondato la porta ed è corso sul piazzale inseguendo l’aereo, urlando al pilota “aspettami”. L’uomo è stato subito afferrato dallo staff della compagnia aerea e bloccato dalla polizia. Da quanto si apprende, l’aereo dopo pochi minuti di ritardo è decollato.

Patrick è stato condotto alla stazione di polizia dell’aeroporto e poi a quella di Ballymun, dove è stato consegnato al Gardaí, un membro del corpo di polizia della Repubblica d’Irlanda. In seguito, è stato liberato e ha mostrato il proprio fondoschiena ai fotografi all’uscita del tribunale. Proprio un portavoce della Garda ha riferito:” Il Gardaí è stato chiamato sulla scena di un incidente all’aeroporto di Dublino avvenuto intorno alle 7 di oggi, 27 settembre 2018. Un uomo di circa 20 anni è stato arrestato e portato a Ballymun Garda Station, dove è attualmente detenuto”. Più dettagliate le dichiarazioni del portavoce dell’aeroporto della capitale irlandese: ha raccontato che il giovane, arrivato al gate, ha iniziato a tirare colpi contro la finestra, per poi sfondarne la porta e dirigersi sul piazzale per fermare il velivolo. La stessa versione è stata riferita dalla compagnia aerea interessata, tramite un portavoce:”La polizia dell’aeroporto di Dublino ha arrestato un individuo che ha violato la sicurezza al gate d’imbarco, che era già stato chiuso”.

Ryanair nel mirino dell’Antitrust per le nuove tariffe dei bagagli

L’Antitrust ha messo nel mirino Ryanair: L’autorità della concorrenza ha avviato un procedimento nei confronti della compagnia aerea low-cost sulla nuova politica sui prezzi per il trasporto dei bagagli a mano, scattata da poche settimane.

L’autorità indaga sulla possibilità che si tratti di una pratica commerciale scorretta, dal momento che il trasporto del bagaglio a mano dovrebbe essere “elemento essenziale del trasporto” e quindi con questa pratica commerciale si potrebbe “alterare la trasparenza tariffaria per confrontare le offerte dei diversi vettori”.

Alla fine di agosto la compagnia ha annunciato che dal primo novembre non sarà più possibile viaggiare con un trolley di dimensioni ridotte gratuitamente, neanche imbarcandolo in stiva come è invece oggi, ma si dovrà comunque pagare. Le soluzioni saranno due: pagando il biglietto con il supplemento priority da 6 euro si potranno portare a bordo una borsa o uno zaino e il trolley, senza la priorità invece si potranno portare con sé solo borse e zaini e si dovrà comunque pagare l’imbarco della valigia per quanto di dimensioni e peso ridotti (massimo 10 chili). Se il trolley verrà registrato al momento dell’acquisto del biglietto il costo sarà di 8 euro, successivamente sarà di 10 euro. Oggi si pagano 25 euro per valigie di massimo 20 chili. L’obiettivo è quello di convincere i passeggeri a spedire il bagaglio per ridurre il più possibile i tempi di imbarco ed evitare ritardi nella partenza dei voli. Secondo quanto afferma la compagnia in una nota, il 60% dei viaggiatori non sarà interessato dai cambiamenti.

Sull’innovazione si sono fatte sentire diverse associazioni di consumatori, ma anche l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile), che ha scritto alla compagnia “per chiedere chiarimenti e per richiamare il vettore ad applicare in modo corretto le condizioni di trasporto”, in merito alla nuova politica del vettore aereo sui supplementi applicati ai bagagli.

Corte Ue: i rimborsi aerei devono includere le commissione a terzi

In caso di cancellazione di un volo, la compagnia aerea deve rimborsare anche le commissioni riscosse dagli intermediari al momento dell’acquisto dei biglietti, purché ne fosse a conoscenza: lo ha stabilito la Corte di Giustizia della Ue nella sentenza della causa che vede un cittadino tedesco contro la Vueling Airlines.

Il signor Harms ha acquistato, sul sito Internet opodo.de, i biglietti di un volo da Amburgo (Germania) a Faro (Portogallo) con la Vueling Airlines per tutta la sua famiglia. Poiché il volo è stato cancellato, la famiglia Harms ha chiesto alla compagnia aerea il rimborso dei 1108,88 euro pagati alla Opodo al momento dell’acquisto. La Vueling Airlines ha acconsentito a rimborsare l’importo che essa stessa aveva ricevuto dalla Opodo, ossia 1031,88 euro. E ha rifiutato di rimborsare i 77 euro che la Opodo aveva riscosso a titolo di commissione. Con la sentenza di oggi la Corte ha stabilito che le compagnie aeree devono rimborsare l’intero costo, a meno che la commissione non sia stata fissata all’insaputa del vettore aereo, una circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.