La compagnia aerea Monarch fallisce, a terra 110mila passeggeri

Monarch Airline, compagnia britannica nata 50 anni fa con oltre 2.100 dipendenti entra in amministrazione controllata. Oltre 300mila prenotazioni salteranno nelle prossime settimane e il governo inglese ha messo in piedi il rimpatrio dei clienti. Oggi tutti e 35 gli aerei sono fermi nei parcheggi degli aeroporti, dato che ora la compagnia è divenuta insolvente, (vedi Alitalia e Air Berlin), che però a differenza della Monarch, volano ancora. Tutti i velivoli quindi resteranno a terra, come accadde nell’ottobre del 2001 alla compagnia Swissair.

I contraccolpi ovviamente sono fortissimi e per i clienti che hanno già effettuato 300mila prenotazioni, inizia l’incubo della ricerca del volo alternativo. Per questo motivo, il governo di Sua Maestà ha messo in piedi una delle operazioni di rimpatrio più estese e complesse dai tempi della Seconda guerra mondiale.

Questo avvenimento colpisce in parte anche il nostro Paese: sono cinque infatti le rotte che dalla Gran Bretagna collegano gli aeroporti italiani: Roma Fiumicino, Napoli, Torino, Venezia e Verona. La compagnia dichiara che sta informando tutti i passeggeri e li sta invitando a “non recarsi in aeroporto” per nessun motivo a meno che non si è in possesso di un volo alternativo.

Ora si apre la caccia agli assett e agli slot, Per il momento sembra affiorare il profilo di Norwegian, la compagnia a basso costo norvegese che si sta imponendo come terza forza europea dei cieli.

Il gruppo potrebbe proporsi per acquisire il controllo del vettore ormai sull’orlo del fallimento.

FALLIMENTO AIR BERLIN: causa e conseguenze

L’11 settembre i piloti della compagnia tedesca hanno incrociato le braccia, annullando 70 voli e lasciando 7 mila persone negli scali tedeschi a causa di uno sciopero bianco non annunciato. La protesta segue la chiusura delle trattative per il passaggio dei piloti ad un eventuale compratore del vettore tedesco ormai fallito, che avrebbe permesso loro di salvaguardare il posto di lavoro.

A metà agosto, dunque, la compagnia (controllata per il 29,2% da Etihad, che possiede anche il 49% di Alitalia) ha annunciato l’avvio della procedura d’insolvenza.

Secondo quanto riportato dai quotidiani tedeschi, Air Berlin nello stesso mese aveva in cassa solo una manciata di milioni di euro, una cifra non sufficiente per garantire l’operatività dei voli entro metà settembre, costringendo Berlino a erogare un prestito d’urgenza da 150 milioni di euro.

Il maxi assegno è servito a far volare gli aerei del vettore tedesco per almeno un altro mese e permettere, se non altro, a migliaia di turisti in vacanza all’estero di tornare a casa.

Già lo scorso anno la compagnia tedesca aveva chiuso con un rosso di 782 milioni di euro, portando le perdite complessive degli ultimi sei anni a quasi 3 miliardi di euro, mentre i debiti si attestano a 1,2 miliardi.

La causa?

A spingere l’aviolinea al fallimento è stato proprio il vettore di Abu Dhabi: dopo aver inviato un prestito di 250 milioni di euro per 18 mesi ha deciso d’interrompere i prestiti a fronte di nuove richieste di liquidità da parte del vettore tedesco.

Air Berlin, in difficoltà da anni a stare sul mercato: sul breve e medio raggio soffriva la concorrenza dei vettori mediorientali, mentre in Europa non riusciva a stare al passo delle altre agguerrite low cost come appunto Ryanair, Easyjet, Vueling e Wizz Air.

Le conseguenze

L’ipotesi più accreditata è quella che rispecchia il passaggio del vettore tedesco a Lufthansa, che nelle sue mani ha già compagnie come Eurowings, Swiss, Austrian Airlines e Brussels Airlines, e che quindi assorbirebbe anche parte del personale di Air Berlin, oggi corrispondente a circa 8.000 persone.

Ryanair: cancellazioni su cancellazioni, nuovi tagli fino a marzo 2018

La compagnia low cost irlandese estenderà le cancellazioni dei voli fino a marzo del 2018.

Inizialmente lo stop programmato dalla compagnia era previsto soltanto per sei settimane dall’annuncio, poi il passaggio ulteriore: le nuove misure porteranno a cambiare i programmi di volo di 400mila passeggeri. In precedenza Ryanair aveva cancellato 2.000 voli da metà settembre a fine ottobre, lasciando a terra 315.000 passeggeri.

La compagnia ha pubblicato una nota nella quale annuncia che rallenterà la crescita prevista per la stagione invernale, facendo volare 25 aerei in meno a partire da novembre e 10 in meno da aprile 2018. In questo modo secondo la compagnia sarà  possibile “eliminare ogni rischio di ulteriori cancellazioni, perché un rallentamento della crescita crea molti aerei ed equipaggi di riserva nelle 86 basi” della compagnia previste per quest’inverno. La società irlandese ha anche precisato che non darà seguito al ventilato interesse per Alitalia, per la quale i commissari stanno cercando un compratore, né presenteranno offerte per altre aviolinee.

Quanto alla mossa sui voli, la low cost spiega che per i consumatori la riduzione di 25 aerei quest’inverno impatta con cambiamenti di orari e programma su “meno di 400mila persone che hanno prenotato su quei voli”. Ryanair aggiunge che molti voli non hanno ancora prenotazioni a bordo. La compagnia specifica inoltre che chi è interessato dal cambio di programma ha ricevuto una comunicazione via mail, con un anticipo tra 5 settimane e 5 mesi, con l’offerta di un volo alternativo o di un rimborso pieno insieme a un voucher da 40 euro (80 per andata e ritorno) per prenotare altri servizi Ryanair nel periodo. Secondo il sito del Guardian, i voli cancellati tra novembre e marzo sarebbero circa 18.000.

Dal punto di vista finanziario, il costo totale delle cancellazioni di voli effettuate da Ryanair dovrebbe essere inferiore ai 25 milioni di euro. La società non prevede che le cancellazioni “alterino le attuali guidance per l’anno”. Un completo aggiornamento su questi dati, precisa la nota, verrà fornito agli azionisti durante la presentazione dei risultati semestrali prevista il 31 ottobre.

Aerei senza pilota entro il 2025: solo il 17% delle persone salirebbe a bordo

Introducendo aerei con al comando solamente piloti automatici si aumenterebbe la sicurezza a bordo e si arriverebbe ad un risparmio dellʼ11% sul prezzo del biglietto.

“In volo senza pilota”. Infatti dopo le macchine e i bus, anche gli arerei con il pilota automatico su voli commerciali potrebbero diventare un’abitudine entro il 2025. A riferirlo è in un report la banca Svizzera Ubs che ha calcolato come l’uso di arei senza pilota porterebbe un risparmio di 35 miliardi annui per il settore, ed un taglio netto dell’11% sul prezzo finale del biglietto, senza contare che i velivoli sarebbero più sicuri. Tuttavia, secondo alcune indagini di mercato, solo il 17% delle persone intervistate sarebbe però disposta a salire a bordo.

Dallo studio, condotto su 8mila persone in tutto il mondo, è emerso che la fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni è più ricettiva all’idea: all’interno di questa fascia di utenti sono emerse differenze a seconda della nazionalità degli utenti: italiani e statunitensi si sono detti più entusiasti mentre gli intervistati tedeschi e francesi hanno espresso alcune perplessità.

Sull’onda di questo studio, la banca svizzera si è mossa con una serie di sperimentazioni che prevedono per prima cosa il collaudo della tecnologia a guida autonoma sui cargo, gli aerei che trasportano merci, e solo successivamente, l’introduzione graduale del pilota computerizzato sui voli commerciali, eliminando il copilota e lasciando a un essere umano la sorveglianza del sistema informatico, oltre alla possibilità di quest’ultimo di intervenire in caso di necessità.

Gli analisti di Ubs si aspettano che il pubblico si sforzi di familiarizzare con l’idea entro il 2025, per poi arrivare alla graduale sostituzione dei piloti in cabina. In ballo, spiega Ubs, ci sono miliardi di dollari per l’industria del settore che si prepara ad affrontare una carenza di piloti: entro il 2035 ne saranno necessari 600mila. Accanto a queste strategie, assisteremo probabilmente a campagne pubblicitarie volte a sottolineare la sicurezza e la convenienza dei voli senza pilota.

6 MOTIVI PER NON AVER PAURA DI VOLARE

Ogni volta che dovete salire su un aereo fate gli scongiuri? Per voi il verbo volare è bandito?

In realtà matematica, statistica e tecnologia attestano che non solo l’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro, ma anche che molte delle paure legate al volare, per esempio quella delle turbolenze, sono in realtà poco fondate.

Ecco sei cose da sapere per allontanare la paura di volare.

1. NEI CIELI NON SIAMO SOLI. In media, ogni giorno volano più di 8 milioni di persone. Nel 2013 il numero totale dei passeggeri è stato di 3,1 miliardi (pari al 44% della popolazione mondiale).

2. SQUALI. David Ropeik della Harvard University nel 2006 ha calcolato che le probabilità di morire in un incidente aereo sono 1 su 11 milioni. In pratica, è più facile morire per l’attacco di uno squalo (1 probabilità su 3 milioni).

3. 123 MILA ANNI. Quello che avete letto al punto 2 non vi basta?: nel 2013, Arnold Barnett, professore di statistica del MIT di Boston ha stabilito che il rischio di morte per i passeggeri di linee aeree commerciali è di 1 su 45 milioni di voli. Secondo il New York Times, un viaggiatore potrebbe volare dunque ogni giorno per 123.000 anni e essere ancora al sicuro (fonte: New York Times).

4. CIELI AFFOLLATI. Al mondo ci sono ben 49.871 rotte aeree su cui si calcolano 102.465 voli giornalieri. I soli voli delle tre principali alleanze aeree (Star Alliance, One World e Sky Team) sono 47.777.

5. SICURI IN VOLO. Volare è il mezzo di trasporto più sicuro. I dati si riferiscono ai soli Stati Uniti, ma sono inequivocabili: gli incidenti provocherebbero 0,06 morti ogni miliardo di miglia percorsi. Gli autobus 0,14, la metropolitana 0,24, i treni 0,47, le auto 5,75 e le moto 217.

6. TURBOLENZE. Chi ha paura di volare ha il sacro terrore delle turbolenze. Infondato.

Esistono tre tipi di turbolenze: leggere, moderate e gravi. Per i piloti, quella leggera non è diversa da una strada accidentata per un autista di taxi. Quella moderata neppure li intimorisce: di solito dura 10/15 minuti, se persiste il pilota può provare a portare l’aereo a un’altitudine diversa.

La turbolenza forte è rarissima: pochi minuti su circa 10 mila ore di volo di un pilota. È scomoda ma non pericolosa. L’aeromobile può essere deviato in altitudine fino a 30 metri, ma niente di quello che si vede nei disaster movie al cinema.

Bird strike: perché l’impatto tra aerei e uccelli è pericoloso?

Oggi parleremo dei cosiddetti bird strike, gli impatti violenti tra un aereo e un uccello (o un intero stormo). Collisioni di questo tipo avvengono da quando l’uomo ha imparato a volare, andando a invadere uno spazio che prima era di esclusiva pertinenza degli uccelli. Si verificano in genere in fase di decollo o di atterraggio e quindi negli aeroporti o in prossimità di essi.

Come si legge nella più recente relazione dell’Enac (l’Ente nazionale per l’aviazione civile), sul tema, “gli uccelli volano generalmente al di sotto dei 500 ft (152 metri) di quota quando non sono in migrazione attiva”. Il fenomeno è in aumento soprattutto per la massiccia crescita del traffico aereo, ma anche per l’incremento di alcune popolazioni di volatili. Infatti In Italia il numero di wildlife strike è passato da 348 nel 2002 a 1.084 nel 2014. E sempre secondo l’Enac, dal 1980 ad oggi la popolazione nidificante di gabbiano reale è più che raddoppiata, superando le 60.000 coppie.

Ad ogni modo i velivoli sono progettati per sopportare questo genere di collisione, tuttavia quando un volatile e un aereo si scontrano, a causa delle elevate velocità e delle masse in gioco l’impatto può provocare danni ingenti, mettendo l’aereo in condizioni di non poter più volare o di volare in condizioni di emergenza. Basti pensare che l’impatto con un uccello di 5 kg a 240 km/h, ossia la velocità di un velivolo in atterraggio, equivale ad un peso di mezza tonnellata fatto cadere da un’altezza di 3 metri.

In genere però è il pennuto ad avere la sorte peggiore: quando finisce risucchiato in un motore, in genere si disintegra, e in molti casi i piloti si accorgono dell’incidente dopo l’atterraggio, con il controllo dei motori. Può accadere però (specie se si impatta con uno stormo) che parte del motore venga piegato o danneggiato, causando una perdita di potenza e mettendo a rischio la sicurezza del volo. Fortunatamente, gli aerei sono progettati per poter atterrare anche con un motore soltanto.

Ringraziamo focus.it per la fonte dell’articolo.

ECCO IL PASTO IDEALE DA CONSUMARE IN AEREO: RIDUCE ANSIA, GONFIORE E JET LAG

Un professore di Oxford ha creato il primo pasto d’aereo che riduce stress, ansia, sindrome da jet lag e problemi digestivi.

Ci sono diversi inconvenienti che si possono verificare durante il viaggio aereo. Tra questi i problemi di digestione, aerofagia, ansia e (ovviamente) il classico Jet Lag. Ma forse tutto ciò potrà diventare solo un ricordo, grazie all’innovativa idea del professor Charles Spence. Lui è stato reclutato da una compagnia aerea britannica low-cost, la Monarch. L’idea è quella di mettere a punto dei cibi che possano sradicare tutti i problemi in un’unica soluzione.

Tra le varie proposte alimentari, emergono quelle più curiose come il gelato all’Echinacea che ha lo scopo di rafforzare il sistema immunitario. Imperdibile anche il dolce mochi di riso con tè verde e lavanda. Mentre l’infuso di erbe ha la peculiarità di ridurre gonfiore e meteorismo. Infine, una gustosa barretta con nocciole, funghi e pomodori: il suo compito è quello di tenere i vostri sensi svegli.

  1. 1. Il gelato all’Echinea:

Viene offerto prima del decollo. Il motivo? Si riduce il rischio di trasmettere qualche malattia virale da passeggero a passeggero. Il colore (nero) non è necessariamente invitante anche se lo scopo di Spence è quello di scaturire ricordi relativi ai dolci della prima infanzia.

  1. 2. Dopo il gelato, il mochi

Quando l’aereo è decollato si passa al mochi, un dolce tradizionale nipponico preparato con riso glutinoso (che, a dispetto del nome non contiene glutine). A detta del professore di Oxfrod, forma, colore e consistenza indurrebbero il relax dei passeggeri. Un effetto del tutto simile a quello della classica gomma da masticare.

  1. 3. Per digerire, l’infuso di erbe

Camomilla, semi di finocchio e alghe sono gli ingredienti della tisana sgonfia pancia che viene servita a trenta minuti dalla partenza. Il tutto condito con un biscotto croccante che stimola la digestione.

  1. 4. E per finire…il risveglio dei sensi

Nocciole caramellate, polvere di funghi e pomodori: ecco la barretta che risveglia i sensi e vi dà la carica prima dell’atterraggio.

GLI AEREI PIU’ GREEN DEL MONDO ARRIVANO DALLA FINLANDIA

Gli aeroplani sono il mezzo di trasporto che ha l’impatto maggiore sul clima e sull’ambiente. Gli aerei consumano il 13% del carburante fossile producendo il 2% della CO2 mondiale. I motori rilasciano nell’aria anidride carbonica, ossido di azoto e monossido di carbonio, contribuendo in modo significativo al cambiamento climatico, in alta quota, e al peggioramento della qualità dell’aria, a bassa quota. Per questo motivo, Finnair ha attivato un programma di ricerca e sviluppo sull’ecosostenibilità e sull’impatto ambientale della sua flotta.

L’ecosostenibilità della compagnia finlandese Finnair, con i suoi aerei a basso impatto ambientale, vola in testa ai programmi di valutazione ambientale.

Come quando ad esempio un aereo della compagnia sopra citata, alimentato da una miscela derivata dall’olio alimentare riciclato, ha volato sulla tratta Helsinki – New York concretizzando i risultati delle ricerche sui combustibili alternativi. Oggi la compagnia finlandese è la prima azienda europea ad aver completato la seconda fase del programma di valutazione ambientale Iata environmental assessment (Ienva), con cui vengono valutati gli aerei sotto il profilo della responsabilità ambientale. Attualmente la Finnair è anche l’unica compagnia aerea ad aver raggiunto i livelli più alti tra le categorie del Carbon disclosure project per le azioni di contrasto ai cambiamenti climatici.

Infatti gli aerei sono responsabili dell’alterazione della chimica atmosferica e della copertura nuvolosa ma soprattutto del riscaldamento climatico. La dimostrazione che i motori a combustibile alternativo sono ugualmente efficienti è il cambiamento di rotta necessario per rispettare l’ambiente senza smettere di viaggiare.

PERCHÉ È QUASI IMPOSSIBILE CHE DUE AEREI SI SCONTRINO IN VOLO

A differenza di quanto alcuni titoli di giornale fanno credere, gli scontri in volo sono un’eventualità praticamente fuori discussione: perché si realizzino bisognerebbe ignorare ogni sistema di allerta disponibile.

Ogni velivolo deve avere, attorno a sé, un margine di spazio libero di 14 km di raggio e 300 metri in altezza, una sorta di “bolla” in cui nessun altro può volare. I voli si muovono seguendo percorsi predefiniti chiamati aerovie, corridoi aerei simili ad autostrade dei cieli.

I diversi aerei, inoltre, vengono incanalati a diverse altitudini, su “strati” chiamati livelli di volo, con quote pari per i voli che vanno in direzione ovest, e dispari per quelli diretti ad est. In questo modo si è certi che due voli che operano sulla stessa rotta ma in direzioni opposte, non si trovino mai alla stessa quota, e che le “bolle” di sicurezza vengano rispettate.

Inoltre la tecnologia arriva dove l’attenzione umana può far cilecca. I sistemi di sicurezza di bordo sono in grado di allertare entrambi i piloti che si trovano a pochi km di distanza. Infatti anche volando a 850 km orari, ogni aereo ha 30 secondi di tempo per modificare la sua rotta prima che si dovesse verificare una collisione. Tra i 20 e i 25 secondi da un eventuale impatto, i due TCAS (Traffic Alert and Collision Avoidance System), (dispositivo radio che avverte i piloti della presenza di vicine aeromobili e che trasmette costantemente la posizione, l’altitudine e la velocità del velivolo agli altri nei dintorni); presenti sui vettori, non aspettano più e organizzano insieme una manovra di emergenza: il pilota riceve istruzioni precise su cosa fare: in genere si tratta di aggiustamenti di quota, salire o scendere.

I rarissimi casi di collisione si verificano quando il pilota ignora questo sistema di allarme. Il dispositivo non ordina mai di virare, ma solo di spostarsi verso l’alto o verso il basso. Se però il pilota dovesse vedere pararsi un ostacolo davanti a sé, deve virare sempre sulla destra.

ORECCHIO, COME EVITARE IL FASTIDIO IN AEREO?

Con la testa fra le nuvole può risentirne l’udito. Durante un viaggio in aereo, infatti, capita spesso di avvertire una sensazione di ovattamento all’orecchio, un leggero calo dell’udito, un fastidio o un po’ di dolore. È il mal d’orecchi da aereo, un disturbo che può durare anche qualche ora dopo aver messo i piedi per terra. Esso si manifesta più di frequente nelle fasi conclusive di un volo aereo; a causarlo è un disequilibrio tra il livello della pressione dell’aria nell’orecchio medio e quello nello spazio in cui ci si trova, specie se la cabina dell’aereo non sia ben pressurizzata.

Quali accorgimenti si possono mettere in pratica per evitarlo?

Sicuramente un accorgimento utile è quello di masticare la gomma per stimolare l’apertura e la chiusura della tuba di Eustachio in modo da poter pareggiare i livelli pressori tra l’orecchio medio e l’ambiente esterno. Nel caso in cui il soggetto sia affetto da raffreddore, al momento del viaggio aereo è utile assumere, prima o subito dopo l’atterraggio, un antidolorifico, per ridurre il fastidio e aspettare il tempo necessario che l’orecchio si liberi per effetto della normalizzazione della pressione ambientale.

Perché masticare aiuta?

Perché la contrazione dei muscoli della masticazione fa aprire e chiudere la tuba di Eustachio e ciò permette il passaggio di aria nell’orecchio medio compensando l’aumento della pressione esterna.

Se un soggetto presenta qualche disturbo all’orecchio deve stare particolarmente attento? Assolutamente no. Gli unici accorgimenti che consigliamo di seguire sono il masticare un qualsiasi chewing gum e assumere un antidolorifico in caso di dolore persistente, dopodiché aspettare la naturale risoluzione del fenomeno che di solito avviene nel giro di qualche ora.

6 cose che il personale di volo nota di te appena sali su un aereo

Qual è la prima cosa che il personale di volo nota di noi? Mentre saliamo sull’aereo e riceviamo un caloroso saluto, in realtà ci troviamo sotto la lente d’ingrandimento di hostess e steward.

Qui di seguito vi riportiamo una lista che HuffPost US ha raccolto, con le 6 cose principali che il personale nota non appena saliamo a bordo del mezzo.

1. Se li guardi negli occhi

Molte Hostess e Steward notano che c’è chi guarda negli occhi e chi invece no. Spesso chi NON guarda negli occhi, li insospettisce. Le domande che si porgono sono le seguenti: queste persone hanno paura di volare? Si sentono bene? Hanno problemi personali? Infatti il loro lavoro consiste anche nel far sì che tutti abbiano una gradevole esperienza di volo.

2. Se sei ubriaco

I passeggeri ubriachi o aggressivi sono i primi sospettati che il personale cerca d’identificare all’entrata. Molti di loro hanno infatti hanno seguito un training nelle tecniche di base del taekwondo per far fronte a qualsiasi aggressione che possa avvenire in volo, ma fermare i passeggeri mal intenzionati già prima che salgano a bordo è il loro obiettivo principale.

3. Se sembri in forma

Cercano sempre persone in forma che possano assistere loro durante il volo nel caso in cui si verifichino problemi, ad esempio qualcuno che possa aiutare gli altri durante un’evacuazione d’emergenza.

4. Se sei fuori forma o non stai bene

È importante per le Hostess e gli Steward controllare se i passeggeri sono in grado di volare. Una volta che le porte si chiudono e si è in aria, è davvero difficile affrontare le emergenze mediche. La fase dell’imbarco è il momento migliore per dare uno sguardo a chi salirà a bordo del loro volo.

5. Se sei incinta

Osservano se le donne che salgono a bordo hanno il pancione una volta tolti i vestiti. Passato un certo punto della gravidanza, infatti si ha bisogno di un certificato medico per viaggiare e, se la gravidanza è agli sgoccioli, a volte non potrebbero essere proprio ammesse sul volo.

6. Se sei nervoso

Chiedono di continuo ai passeggeri se è tutto a posto. Infatti i passeggeri che dimostrano di aver paura di volare hanno la loro speciale attenzione: Se ne prendono cura per farli sentire a loro agio durante il volo.

IL VOLO CHE PERMETTE D’INSEGUIRE L’AURORA AUSTRALE

È probabilmente una delle cose da fare almeno una volta nella vita: vedere l’Aurora Boreale o come in questo caso, l’Aurora Australe.

Esiste una compagnia che organizza tour con i propri aerei per rincorrere questo spettacolo, volando letteralmente insieme a questi bagliori verdi che fluttuano in cielo.

Quest’esperienza si chiama “Flight to the Lights” e questo progetto nasce a Dunedin in Nuova Zelanda.

Il primo volo ha avuto una durata di 8 ore e ha trasportato 134 passeggeri che hanno rincorso l’Aurora Australe per tutta la notte, con successo, prima di ritornare il mattino dopo alla base felicemente soddisfatti.

L’ideatore di questo “Charter dell’Aurora Australe” è Ian Griffin, direttore dell’Otago Museum in Nuova Zelanda. Dichiara che l’ispirazione gli è venuta subito dopo aver vissuto un’esperienza simile dopo un volo panoramico su un aereo della NASA, rimanendo a bocca aperta per lo spettacolo che gli si stava ponendo davanti ai suoi occhi.

Subito dopo aver lanciato quest’esperienza di volo speciale, i biglietti disponibili (che costavano dai 2500 ai 5500 euro) sono terminati in soli 5 giorni e molte persone sono venute dall’Europa per scegliere di vivere quest’evento straordinario nei cieli dell’emisfero Australe.

Nelle 8 ore di volo i passeggeri hanno avuto la possibilità di ammirare l’Aurora Australe per ben 5 ore, volando all’altezza del 60° parallelo verso il Polo Sud, e più volte attraverso questo fascio di luce verde per un’esperienza indimenticabile. Visto questo grande successo, la compagnia ha deciso di programmare una serie di voli per i prossimi mesi.

Siete pronti a volare anche voi?